Intervista a Federico su Shiver

Una voce delicata e potente al tempo stesso, un disco bellissimo curato fin nei dettagli, e un uomo in fiamme che è valso loro uno dei premi più belli che una band al quasi esordio possa ricevere: con il brano “Man on fire” i Novadeaf hanno vinto il premio Amnesty Emergenti 2012 alla quindicesima edizione di “Voci per la libertà”. Il pezzo ha anticipato il disco Humoresque uscito l’8 ottobre per Dreamingorilla records. Abbiamo intervistato Federico Russo, il frontman e cantante del quartetto pisano.

Partiamo proprio da “Man on fire”, Federico. Com’è nato questo pezzo?


È un brano ampiamente ispirato alla figura di Alfredo Ormando, scrittore omosessuale che nel 1998, era dicembre vicino Natale, si dette fuoco in Vaticano, davanti al San Pietro, per protestare contro l’omofobia nella chiesa cattolica. Raramente mi capita di scrivere canzoni su vicende altrui, o su cose troppo fuori dal mio vissuto, ma mi ha colpito il fatto di un’esistenza che trova il suo senso soltanto nella propria fine, perchè servisse a chi è venuto dopo per avere una ragione in più per lottare contro l’omofobia. Ma che la lotta contro l’omofobia potesse passare attraverso un gesto così definitivo e così tragico, l’ho sempre trovato estremamente toccante e al tempo stesso scandaloso.

Il premio Amnesty Emergenti, che avete vinto, vi è valso un videoclip…
Si, un video che è parte delle operazioni promozionali. “Man on fire”  infatti sarà anche nella compilation del concorso Voci per la Libertà, compilation che uscirà tra breve. Il videoclip, con la regia di Giuseppe La Rosa, è in piena fase di realizzazione: verrà proiettato in anteprima assoluta il 31 ottobre al cinema Odeon per il Florence Queer Festival, una delle più importanti rassegne di cinema glbt, e ne siamo davvero onorati.

L’album “Humoresque”, dopo uno streaming contemporaneo su quattro piattaforme digitali, è uscito l’8 di ottobre. Il titolo significa, si legge nella press release, “umorale, soggetto ai moti dell’animo, come intendevano i Romantici”. È un disco particolarmente sofferto?
Si. È un album fatto di canzoni diciamo sentimentali, cioè che vogliono comunicare molto dal punto di vista emotivo. È un disco sofferto, e non lo farò più per un bel po’. Anche perchè è come se con questo disco avessi esaurito la vena intimista, avessi consumato quella musica che nasce da emozioni private e cerca di trasformale in quelle dell’ascoltatore. È un disco molto di cuore, e di pancia. Per niente intellettuale. Ma si può fare della bella musica anche senza pensare che nasca dalla sofferenza, né è detto che il fatto di attingere alle cose che hai dentro il cuore ti possa rendere un musicista migliore. E poi è bello cercare diverse forme di comunicazione, soluzioni differenti per parlare con la musica. Dal lato emotivo, mi pare per adesso di non poter dire niente di meglio, e quindi immagino che il prossimo lavoro sarà diverso.

Voi cantate in inglese; non è più difficile, quando i testi pescan da emozioni profondee intime, per un italiano? La scelta  dell’inglese, insomma , è  istintiva o ragionata?

 

 

Istintiva. Anche perchè l’ottanta per cento della musica che ho ascoltato nella vita è in inglese. Le volte che ho provato a scrivere in italiano mi sono accordo che la lingua non si prestava alla mia musica. Credo che non si possa fare questo tipo di musica in italiano, mi sembra una forzatura. Non è un caso tra l’altro che l’inglsee si  connetta a testi più intimi e  personali, è come mettere un ulteriore filtro, se lo dicessi in italiano mi sentiresti più nudo, più esposto.

Eppure anche i vostri conterranei Criminal Jokers hanno lasciato l’inglese per l’italiano, e gli è venuto abbastanza bene, secondo me.
Secondo te. E poi attenzione, perchè si va per mode. Una decina d’anni fa era figo l’italiano che cantava in inglese, adesso è figo l’italiano che dichiara fieramente di cantare nella sua lingua. Tra l’altro la frase tipica che senti è: sono maturati, ora cantano i n italiano, che è uno dei luoghi comuni della critica musicale e della discografia attuale. Poi magari tra dieci anni torneremo a sentir dire: che fighi loro, sono italiani ma cantano in inglese!

11 ottobre 2012 by David Drago

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...