Recensione di “Humoresque” su The Webzine

E’ Humoresque il nuovo album dei pisani Novadeaf, ed è “humoresque” per davvero. Per chiarire, ci si riferisce qui più all’umore che all’umorismo, a qualcosa di passionale, che movimenta l’animo, una cosa che questo disco fa certamente. Lo fa con una certa disillusione, una tristezza quasi amara che percorre un po’ tutto nel disco, dal suo background di rumore e musica elevata quasi ad un senso di misticismo chitarristico ai testi, in cui raramente si sorride, se non per qualche ghigno beffardo. Manca, in realtà, l’ironia che lo avrebbe sollevato da una certa pesantezza lirica, chiariamoci, pesantezza positiva, di stampo quasi poetico. Rappresenta con un inglese molto curato e raffinato, per quanto italianizzato in certe strutture sintattiche, tutta la ritirata compassione per ciò che ci colpisce di più, come la morte di una persona cara, o l’incapacità di raggiungere l’obiettivo di una vita. I momenti più leggeri e morbidi sono quelli più elevati e nobili, nel portare una certa cornice romantica in primo piano: “Come What May” e “Reconstruction of the Body” si contrappongono all’impegno politico diretto di “Man On Fire”, brano di stretta attualità, potremo dire, che narra di Alfredo Ornando, scrittore siculo che si diede fuoco nel 1998 in Piazza San Pietro per protestare contro l’atteggiamento omofobo del Vaticano.

A suggerire l’interpretazione migliore rimane sempre la musica, forte delle più diverse sfumature, dal jazz al pop al noise, fino a degli accessi d’ira più propriamente grunge. Si palesa in ogni momento una sfumatura nuova in questo Humoresque, che i Novadeaf hanno dipinto come un grande quadro da ammirare con sempre maggiore precisione, scorgendovi sempre qualche dettaglio prima sfuggito. Una grandissima qualità compositiva, nonché una certa capacità strumentale che si definirebbe ineccepibile fossero stranieri (in Italia si tendono ad ignorare queste cose), completano il cerchio. Di questo disco, c’è da essere soddisfatti, sia ad averlo prodotto che ad averlo ascoltato. La più tenera e concreta maniera di acculturarsi con l’amarezza di un buon testo all’italiana, ma in lingua anglosassone, che sia uscita nel duemiladodici.

3 ottobre 2012 di brizz89

 

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