Recensione di “Humoresque” su RockGarage.it

 

Un salotto dal sapore ottocentesco, caratterizzato da orologi di altri tempi e sedie imbottite. Questo l’artwork interno dell’ultimo lavoro dei Novadeaf e allo stesso tempo l’habitat naturale del sound di questo quintetto ormai rodato e calibrato. Un sound fatto di rock, di elettronica ma soprattutto di scenari ricercati. Non a caso se si volesse individuare una caratteristica che non collima proprio con la band quella sarebbe la semplicità, eppure i brani di questo Humoresque scorrono facilmente sia per un orecchio poco esigente sia per chi si attende qualcosa di diverso: dietro la classica struttura canzone “strofa-bridge-ritornello” che rende agevole l’ascolto di questo album per chiunque, si nascondono sfumature non da tutti che stratificano le singole tracce offrendo quel qualcosa in più in grado di rendere speciale la proposta dei Novadeaf. E se l’opener Spoiled risulta abbastanza convulsa a livello sonoro, con il secondo brano si punta ad un math-rock deciso colorato da arrangiamenti elettrici fini e solo poco dopo, con Man On A Fire, intuiamo un’ombra a nome The Mars Volta dietro l’ideazione di parte dei dettagli dell’album. Un brano quest’ultimo particolare dedicato ad Alfredo Ormanno, scrittore che si è battuto per la parità dei diritti etici degli omosessuali; particolari sono anche i testi proposti negli oltre quaranta minuti di ascolto. Un valore nel complesso molto alto, ripetuto da Recostruction Of The Body, altro passaggio degno di nota e reale arma vincente del combo.

 

Ascoltare Axolotl, il suo ritornello diretto, la chitarra che staglia il tutto senza difficoltà, il cantato molto irish, mette tutti d’accordo: per preparare un ottimo piatto non servono ingredienti pregiati e rari ma un giusto mix di elementi ben dosati, senza dover a tutti i costi reinventare il concetto stesso di musica. Pur non trattandosi di un album indie, molte delle band che si dicono appartenenti a questa scena potrebbero prendere spunto e reintepretare il proprio sound con un approccio più moderno: le linee vocali particolari si scontrano agiatamente con una ricerca melodica costante ma che non sfocia a nostro parere in paesaggi dall’eccessivo appiglio pop, bensì puntato al rock sofisticato. Wintertown risulta un pò troppo morbida a livello ideativo anche se viene apprezzato il crescendo su cui è incentrata, così come la successiva An Intruder che riapplica a livello ritmico le stesse regole di base per sfumare un legame più da ballad; noi preferiamo il basso profondo e incalzante di Morning Lights che ci fa oscillare come preda di un sogno poco definito.

 

Una band che merita un ascolto ma anche di più e che potrebbe sfoggiare tutto il proprio elevato potenziale in fase live.

 

Voto: 7

 

by Marcello Zinno, 9 Novembre 2012

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...