Recensione di “Humoresque” su Ondalternativa

 

Complici feste varie, impegni di lavoro e un po’ di svogliatezza mi sono portato avanti questo disco per numerose settimane: ascoltandolo, abbandonandolo, riprendendolo e così via, senza costanza. Questa situazione si era già presentata in passato ma non mi ha mai impedito, credo, di formarmi e di conseguenza tradurre in parole un giudizio critico onesto e giustificato. Per questo secondo lavoro di studio del quartetto pisano-livornese ho sentito un’evoluzione diversa; poche volte canzoni ri-ascoltate a distanza di molto tempo mi sono rimaste impresse come se le avessi ascoltate tante volte: riff, attacchi, ritmiche che prevedevo già che sarebbero uscite dall’audio delle cuffie. Ancora meno volte è capitato di apprezzare musica così amabile, così accattivatamente indie, forse perchè ha dalla sua qualità, cura negli arrangiamenti, crediti da band disparate e non certo di facile ascolto. “Humoresque” è questo e (per citare frasi fatte che ci stanno sempre bene) molto altro.

I Novadeaf sono formati dal fondatore, nel lontano 2005, Federico Russo (voce, chitarre, tastiere), da Luca Guidi (chitarre), da Ernesto Fontanella (batteria) e da Fabrizio Balest (basso). Ciascun componente ha portato all’interno del gruppo il proprio imprinting musicale derivato da esperienze musicali diverse che vanno dal jazz, al rock progressivo, al punk, al soul, facendo sì che il suono generale, che prima riferivo a crediti vari, resti singolare nel continuo omaggio. Nel mezzo i testi e la voce di Federico che riconducono l’album ad un concept basato sull’umore (Humoresuqe appunto) e sui vari stati dell’animo nell’affrontare tematiche che partono dal dolore, dalla mancanza e arrivano ad un risveglio e quindi ad una nuova fase in cui le cose sono destinate a cambiare. Al centro “Man On Fire” che parla dello scrittore omosessuale Alfredo Ormando che si diede fuoco nel 1998 in Piazza San Pietro per protestare contro l’atteggiamento della Chiesa cattolica nei confronti di chi vuol essere libero di amare, canzone che è valsa al gruppo il premio Amnesty Italia Emergenti. Le altre tracce che, come dicevo, persistono nella memoria anche a distanza di tempo, vanno da una prima serie (“Spoiled” e “It Ends With A Smile”) che ricorda gruppi come Tool e Mars Volta ad una seconda fase che vira su ballate e torna ai primi anni ’80 dei Police (“Fall From Grace Together”). “Wintertown” è al centro dell’album forse perché è un punto d’incontro musicale tra pop, rock e punk con un finale pieno di pathos “effettistico”. Nella seconda metà si parte con “An Intruder” bel pop-rock di stampo radioheadiano che risulta forse troppo lunga e si prosegue virando su sonorità che ricordano Placebo e Incubus: al riguardo degna di nota la batteria di “Morning Lights” e la psicoticità di “Reconstruction Of The Body”. Chiudono da manuale del buon disco con una “Come What May” lenta autunnale a pianoforte che in una tracklist come questa “ci deve stare”.

Mi son già dilungato troppo riguardo ad un album che è così immediato nella comunicare la propria musica così come complesso e variegato al suo interno. Alla fine di ogni anno poco rimane delle tante parole che si scrivono per criticare o esaltare la musica alternativa che fatica a trovare spazio: “Humoresque” dei Novadeaf si colloca nel pieno di quel poco. Insomma, dulcis in fundo.

 
 
276981_196608800404315_6350497_q
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...