Recensione di “HUMORESQUE” su Acidi Viola

Raggiungere un compromesso tra l’essere orecchiabili e non risultare assolutamente banali, è questo che fanno i toscaniNovadeaf con HUMOЯESQUE, secondo lavoro uscito nell’ottobre del 2012. Non aspettatevi sperimentalismi, niente di difficile comprensione, solo una personalissima visione del pop, con giusto qualche dettaglio a rendere il tutto un pò più particolare. I primi secondi di spoiled, l’avvio dell’album, sembra disegnare davanti a noi una sorta di pop acustico. E ciò non è sbagliato, non del tutto, almeno. Col passare dei secondi, man mano che il pezzo si apre, si appesantirà con begli interventi di chitarra distorta, quasi a spezzare, sembra. It ends with a smile è il pezzo perfetto per le radio: intrecci spigolosi portati in un contesto orecchiabile e un ritornello che suona bene, e che ti porta – vuoi o no – a battere le dita per portare il tempo. Capita, a volte, che si parte piano per poi crescere e liberarsi: accade in man on fire, un pezzo tipicamente pop, scosso da interventi distorti, che per certi dettagli (la voce e le esplosioni – su tutto) ricorda un pò i Cooper Temple Clause. Mentre la successiva axolotl strizza l’occhio a qualche chitarrismo vagamente funky, con la voce che ricorda un pò Adam Levine (il cantante dei Maroon 5, per capirci). Fall from grace together mischia la linearità di un pezzo punk-pop a sonorità dreamy, sempre senza mai dimenticare la propria natura di facile ascolto. E invece la successiva, wintertown, sveste l’abito punk e ne indossa uno tipicamente post: è così che – intorno al solito pop – si costruisce una struttura in salita, che sfocia in uno sviluppo, a base di belle distorsioni, molto interessante. Capita poi, ancora, che un pezzo decida di rimanere semplicemente pop: an intruder, per esempio, il pezzo più lento incontrato finora (che per certi aspetti se la combatte con reconstruction of the body), sembra messo lì per rallentare un pò l’album, che arriverà quasi a fermarsi con porcelain, un semplice intermezzo ambient prima di morning lights. Qui si ricapita in cose più movimentate in cui – non lo nascondo – li preferisco. Quando mischiano pop e new wave, e spingono un pò di più, suonano meglio. Un pò meno quando, come nella finale come what may, si rifanno a gruppi come i Coldplay, ma è tutta questione di gusti.

9 Giugno 2013

header25

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...